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Gli Ussari

Gli Ùssari

La Russia, fino agli inizi del ventesimo secolo e prima del comunismo, era profondamente legata alla Francia. Era in Francia che venivano educati i rampolli dei nobili, ed era francese la lingua in cui si esprimevano i nobili. Fra gli altri, c’era il vantaggio che si evitava di essere compresi dalla servitù.

Oltre alla minaccia dei Turchi, che potevano diventare pericolosi una volta sfondate le linee cuscinetto rumene ed ungheresi,la Russiadoveva fare i conti con i Tartari e con i Mongoli, ormai arrivati al di qua degli Urali. Aderire alle crociate contro i Turchi era anche un’intelligente mossa politica per legare la nazione all’Europa, ed un’astuta strategia economica per attingere al tesoro messo a disposizione dai promotori delle crociate, in primisla Santa Sedeed i re di Francia e di Spagna.

Ivan III° il Grande contribuì alla crociata di fine 1400 inviando in Ungheria un esercito sceltissimo di diecimila soldati di cavalleria leggera, divisi in squadroni. Erano i famosi Ussari.

In una cruenta battaglia ne caddero eroicamente quattromila. Dei restanti seimila circa la metà si nascose e confuse nei territori d’Ungheria, Romania e Bulgaria, che allora non avevano una chiara configurazione e precisi confini, come ora.

Ne restavano tremila. Costoro furono divisi per evitare di concentrare sotto un solo contingente il residuo tesoro di cui erano custodi, tesoro avanzato del finanziamento della stessa crociata, e sottratto alla voracità di re Mattia Corvino. Questi sopravvissuti, dunque, furono incaricati di riportare quel che restava ai legittimi proprietari, Santa Sede, Francia e Spagna.

I tremila Ussari stanziati nei territori ungheresi, rumeni e bulgari, rimasero sempre in contatto con la madrepatria. Ivan VI° il Terribile, succeduto ad Ivan III° il Grande, tenne sempre viva questa forza, forse per ragioni strategiche, inviando spesso altri Ussari di rinforzo.

Un consistente gruppo di Ussari, dunque, fu incaricato di far da scorta al residuo tesoro, che doveva tornare ai finanziatori. Forse anche grazie alla missione sacra di cui si sentivano investiti. Furono aiutati dagli abitanti dei territori che attraversarono, verso sud-ovest, fino a che non riuscirono ad arrivare al territorio che oggi chiamiamo Trentino-Alto Adige.

Qui furono calorosamente accolti dai principi-vescovi della zona, e più precisamente Sigismondo, principe vescovo di Stenico, e Bernardo, principe vescovo di Clesio (Cles), che incamerarono la quota di tesoro spettante alla Chiesa di Roma.

Non si sa esattamente se questa quota arrivasse poi a Roma, ma si può pensare che fosse destinata a finanziare il programmato Concilio di Trento (1542-1563), indetto appunto da Bernardo Clesio, e che trasformerà la città in un importante centro culturale ed artistico. Il braccio destro di Clesio fu l’altro principe vescovo, Sigismondo, divenuto poi Nunzio apostolico.

Gli Ussari, durante la loro permanenza nel Trentino, aiutarono Bernardo e Sigismondo a soffocare la rivolta dei contadini, esasperati dalle angherie dei nobili, e degli stessi suddetti principi vescovi. Questa rivolta, come reazione alle tassazioni troppo esose, all’appropriazione dei raccolti, all’esercizio dello ius primae noctis ed ai soliti soprusi contro i deboli, fu guidata da Michael Gaismayr, ma fu soffocata nel sangue con l’aiuto delle truppe dell’imperatore di Germania Massimiliano I° da una parte, e degli Ussari dall’altra. Le cronache di allora narrano che nel Trentino gli alberi diedero nuovi frutti, gli impiccati.

Per tornare alla storia che ci interessa, dei tremila Ussari impegnati nella repressione ben mille e cinquecento vennero uccisi. Intanto l’imperatore Massimiliano era venuto a sapere del tesoro che gli Ussari avevano in custodia. I sopravvissuti, avvertiti dal principe vescovo Bernardo, riuscirono a scampare ad un  agguato delle truppe imperiali e riuscirono a raggiungere, a sud, il fiume Po. Dopo infinite traversie ed agguati arrivarono a Piacenza un migliaio di Ussari. Lì si imbarcarono su chiatte e puntarono verso Alessandria. Dovendo procedere contro corrente, si presume che le chiatte fossero trascinate, come usava allora e come usò fino all’inizio del 1900, da animali che le rimorchiavano da riva.

Il periodo può essere concretamente fissato intorno al 1490. Da Alessandria, a piedi, giunsero a Nizza Monferraro (oggi Nizza Monferrato), per attestarsi finalmente nella vallata che, oggi, si può individuare nella zona della stazione ferroviaria di Agliano-Castelnuovo Calcea.

La zona, e più precisamente alla Bansella, viene tuttora chiamata, in dialetto. 

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In questa storia il fatto che gli Ussari, inseguiti dai Briganti per essere depredati, non fossero uomini di pace, bensì animosi soldati, cambiò gli eventi.

Per meglio combattere i cavalleggeri si prepararono a dare il colpo di grazia. Si apprestarono a combattere quando trovarono un luogo adatto, e fu proprio presso Agliano. Alle spalle avevano una collinetta, in una zona detta Bansetta, che li riparava. Costruirono trincee e linee di difesa così efficienti da rendere vano ogni tentativo dei Briganti di sconfiggerli. Al contrario, le cose volsero a loro favore con la definitiva sconfitta dei predoni.

Ancor oggi in quella zona, scavando, si ritrovano armi dell’epoca, soprattutto bianche. Pare infine che il tesoro della crociata non si mosse più, ma è qui necessario il dubitativo. La zona della battaglia fu per lungo tempo denominata, in dialetto locale, piazza d’armi.

Una volta liberati dagli assalitori, le cronache dell’epoca narrano che gli Ussari decisero di stabilirsi nella zona, contattando i residenti locali. La lingua francese, che i russi conoscevano e che conosceva, almeno sommariamente anche la popolazione, fu di grande aiuto per comunicare, per stabilire cordiali contatti. Il comportamento degli Ussari fu improntato ad un reciproco rapporto fiduciario, così che vennero chiamati Garbaroliis o Garberoliis, dal tardo latino garbare, che significa, come in italiano, piacere, riuscire garbato, gradito.

Non si seppe se il tesoro fosse stato restituito ai re di Francia e Spagna, cui spettava, o se restò definitivamente nelle mani dei Garbaroliis, ma il fatto che disponessero di molto denaro depone a favore della seconda ipotesi.

Gli Ussari familiarizzarono con la popolazione e finirono per sposare donne locali. A fortificare questo fatto fu l’acquisto di terreni, per coltivarli, e la conversione al cattolicesimo, religione sorella della cristiana ortodossa. A questo proposito esiste una Bolla pontificia che ufficializza questa conversione. È perfino probabile che a questo riconoscimento di Roma abbia contribuito parte del tesoro, nelle note facoltà del denaro anche rubato che, nel passaggio alle casse pontificie, diventa puro. Pecunia non olet.

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